Vai al contenuto

Carrello

Il tuo carrello è vuoto

Continua gli acquisti
leonardo_carloni
11 ott 20223 min di lettura

FLAT shop, since 2005

Spesso, chi nasce e cresce all'interno di un negozio sviluppa una sensibilità particolare per l'osservazione e la curiosità, per il linguaggio visivo e per gli stimoli emotivi generati da ciò che, più semplicemente, chiamiamo vestiti.

Nel 2005, dopo anni trascorsi respirando l'atmosfera del negozio di famiglia e osservando da vicino le dinamiche di una realtà indipendente, nasce FLAT. Ripercorriamo insieme aneddoti, influenze e curiosità di questa storia.

A: Ciao Leo, iniziamo dalle radici: come nasce FLAT?

L: FLAT nasce dall'ambizioso desiderio di creare uno spazio il più possibile vicino alla nostra idea di contenitore ideale.

Uno store di abbigliamento streetwear capace di andare oltre il tradizionale concetto di negozio: un luogo in cui condividere un lifestyle e un immaginario con quella generazione che, tra la fine degli anni Novanta e l'inizio dei Duemila, frequentava la scena musicale alternativa e i club. Persone che amavano — e amano — i marchi di abbigliamento non soltanto per il semplice "item", ma per la loro storia, per le persone che li hanno interpretati e rappresentati, fino ad arrivare a identificarsi nei valori e nell'immaginario di quei brand.

A tutto questo si aggiunge l'immancabile attitudine alla ricerca: la passione per i dischi, per i locali, per i vestiti e, più in generale, per tutto ciò che alimenta la curiosità. Un percorso coltivato attraverso viaggi, esperienze e momenti di condivisione.

A: Che ruolo ha la musica in questa storia?

L: La musica è una delle protagoniste assolute di questa storia. Le contaminazioni e le ispirazioni sono molteplici: la nostra crew ascolta e apprezza generi molto diversi tra loro, accomunati però da una comune attitudine alternativa.

La matrice dance music, per noi, comprende inevitabilmente influenze post-punk, black e dub. Anche la musica "suonata" non ha confini particolari: l'interesse è rivolto soprattutto a un periodo che va dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, senza però disdegnare il contemporaneo, purché abbia qualcosa da dire e, soprattutto, sia di qualità.

Da cultori dell'estetica, inoltre, non potevamo non essere affascinati dall'abbigliamento delle sottoculture legate ai diversi periodi e movimenti musicali: skinheads, mods, teddy boys, punks, rude boys, sound boys, casuals, indie rockers. Ogni movimento culturale ci ha trasmesso qualcosa, con le dovute proporzioni, e di ogni esperienza abbiamo cercato di fare tesoro.

A: Quali altre correnti creative influenzano l'identità di FLAT?

L: Oltre alla musica, c'è una forte passione per il design e per la moda nord-europea. Anche il naming "FLAT" nasce da questa sensibilità e richiama un'estetica minimalista, fatta di elementi semplici, essenziali e lineari, tipica di quelle culture.

E poi c'è l'ineguagliabile stile giapponese e, più in generale, l'amore per l'avanguardia in tutte le sue forme. Sono elementi che da sempre suscitano la nostra ammirazione e che continuano, ancora oggi, a essere fonte di stimolo e di curiosità, spingendoci a cercare e a sperimentare sempre qualcosa di nuovo.

A: Life beyond the shop. Come si colloca FLAT oltre le mura dello store?

L: FLAT e la sua attitudine non si fermano alle mura dello shop. FLAT influenza da anni i nostri viaggi, i nostri movimenti, le nostre scelte e il nostro modo di guardare le cose.

Il legame con il lifestyle quotidiano è forte e continuo: siamo convinti che la ricerca possa avvenire in qualsiasi momento e in qualsiasi contesto. Non è qualcosa che si fa esclusivamente all'interno di un negozio, ma un'attitudine che ci accompagna nella vita di tutti i giorni.

"Fine clothes for authentic people since 2005". Con entusiasmo siamo ancora qui, dopo qualche annetto, a proporvi idee smart e ricercate, cercando di mantenere intatta un'identità e una storia capaci di coinvolgervi, incuriosirvi e, magari, appassionarvi.

di Andrea Bolloni

Condividi